La complessità nei giochi

Leggendo l’ottimo “Il grande libro degli Scacchi” di Dario De Toffoli e Leo Colovini, per Sperling&Kupfer – 2009, ho trovato questo interessante contributo sulla valutazione della complessità dei giochi, a sua volta derivato dagli scritti di Bill Robertie, più volte campione del mondo di Backgammon, oltre che fortunato divulgatore in ambito ludico.

Rispondendo a chi gli chiedeva di valutare il rapporto tra abilità e fortuna nel Backgammon, Robertie rispose che non aveva senso porsi domande per le quali non era possibile darsi risposte fondate su un qualche dato sperimentale e che preferiva un altro approccio.
Il metodo proposto è il seguente: paragonando l’ELO di 2 giocatori di scacchi, alla differenza di 200 punti corrisponde una probabilità di vittoria del giocatore più forte del 70-75%. Partendo dal campione del mondo (NB pre Deep Blue: Garry Kasparov), aveva sceso la scala di 200 punti in 200 punti, per arrivare in 14 passaggi al livello di un principiante assoluto.
Quei 14 passaggi erano per Robertie una misura della complessità del gioco.

Rifacendo il calcolo per altri giochi, aveva infine ottenuto la seguente classifica, che credo non vi stupirà:

Gli autori del libro concludono nel modo seguente:

Non ho voluto ricalcolare lo stato di questa classifica, sulla base degli ELO attuali, specie perché, tanto negli Scacchi, quanto nel Go, l’avvento dell’AI ha cambiato e sta cambiando le carte in tavola.

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